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Roma, 4 febbraio 2025 – È arrivata la sentenza tanto attesa nel caso di Victor Ulinici, condannato a 16 anni di reclusione per tentato omicidio. Questa decisione, emessa dal gup di Torino, segna un importante capitolo in una vicenda drammatica che ha colpito la comunità torinese e ha avuto ripercussioni su molte vite.
Ulinici, definito dai giudici come il "leader" del gruppo criminale, era uno dei due maggiorenni coinvolti nel lancio di una bici dal parapetto dei Murazzi, un evento che ha segnato profondamente la vita di Mauro Glorioso, un giovane studente di medicina. Quella terribile notte, Mauro si trovava in fila per entrare in un locale quando è stato colpito dolorosamente da una bici elettrica, provocandogli ferite gravissime. Da allora, la sua vita è segnata da un’invalidità permanente.
La Corte di Cassazione, in un precedente pronunciamento del 10 ottobre, aveva già descritto Ulinici come un giovane che "non ha mostrato una tangibile presa di coscienza" rispetto all’enormità del suo gesto. Nonostante la sua condanna iniziale a 10 anni e 8 mesi, i magistrati hanno ritenuto che la gravità del reato giustificasse una pena più severa, portando alla condanna odierna.
Il brutale atto del lancio della bici non è stato perpetrato solo da Ulinici. Insieme a lui, altri tre ragazzi, tra cui due minorenni, hanno partecipato a questo gesto insensato. La bici, dal peso di 23 chilogrammi, è stata sollevata e gettata senza esitazione, contribuendo a una catastrofe che ha cambiato il corso della vita di Mauro Glorioso.
Accanto ai tredici ragazzi coinvolti nel gesto, due ragazze, una sedicenne e Sara Chierici, la quale ha appena raggiunto la maggiore età, sono state condannate per concorso in tentato omicidio. Entrambe non hanno fatto nulla per fermare i ragazzi durante l’incidente e hanno continuato a mantenere il silenzio anche dopo aver appreso delle gravi condizioni di Mauro.
La comunità torinese si interroga ora sulle conseguenze di atti così gravi e sul ruolo dei giovani nella società. La durezza delle condanne inflitte, sia a Ulinici che a Sara Chierici, invita a riflettere sulla responsabilità individuale e collettiva. Con le pene che variano tra i 6 e i 9 anni e 6 mesi per i tre minorenni coinvolti, ci si chiede quale messaggio arrivi ai giovani e come si possa prevenire il ripetersi di simili tragedie.
In un’epoca in cui gli atti di violenza tra i giovani sembrano crescere, il caso di Victor Ulinici e dei "ragazzi della bici" diventa emblematico. La speranza è che questa sentenza possa fungere da deterrente per coloro che, in cerca di divertimento, dimenticano il confine tra il gioco e la tragedia. La sentenza di oggi deve servire da monito di responsabilità e consapevolezza, perché una serata di festa non diventi mai più motivo di dolore e sofferenza.