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Milano: il mal di lavoro affligge un cittadino su dieci
Un recente sondaggio condotto dalla Cgil ha rivelato un quadro allarmante del mercato del lavoro a Milano. Un cittadino su dieci ha lasciato il proprio lavoro negli ultimi anni, segnando un trend preoccupante nel contesto di un’area metropolitana con circa tre milioni di abitanti. Circa il 60% di questi ha presentato le proprie dimissioni tra il 2023 e il 2024, evidenziando un’insoddisfazione diffusa che coinvolge in particolare i lavoratori più giovani e quelli provenienti dalla pubblica amministrazione.
L’indagine, che ha raccolto 3.800 questionari tra i percettori di Naspi attraverso il patronato Inca Cgil, ha rivelato che il 35% di coloro che si sono dimessi non ha trovato un nuovo impiego a un anno di distanza. Inoltre, tra coloro che sono riusciti a ricollocarsi, oltre due terzi ha accettato salari inferiori a quelli precedenti. Questa situazione è emblematicamente definita da Valentina Cappelletti, segretaria Cgil Milano, che ha dichiarato: "Le persone sono esposte al rischio continuo di disoccupazione a causa delle condizioni strutturali dei contesti in cui lavorano."
I dati parlano chiaro: solo il 20% dei disoccupati migliora la propria retribuzione. La ricerca ha evidenziato anche le difficoltà nel reinserimento di lavoratori maturi, con un’età media dei disoccupati vicino ai 50 anni. Questo è un fatto preoccupante, considerando che quasi il 20% degli intervistati non cerca attivamente lavoro, spesso per motivi legati alla cura dei familiari.
Uno degli aspetti più inquietanti emersi dall’indagine è la natura dei nuovi impieghi. I rioccupati trovano prevalentemente lavoro temporaneo, con quasi il 43% in contratti a tempo determinato e solo il 28,57% a tempo indeterminato. Meno di una persona su quattro ha ricevuto formazione durante i primi tre mesi di ricerca, un dato critico che mette in luce le lacune nella preparazione professionale e nelle politiche attive del lavoro.
Il contesto attuale rende difficile pianificare progetti di vita, con il 59,5% dei rispondenti che ritiene impossibile farlo. La Cgil ha evidenziato che nonostante l’occupazione sembri crescere in maniera generale nel Paese, il reddito reale continua a diminuire, un fenomeno descritto come sfruttamento. "Le persone sono pagate meno di quanto mettono a disposizione quando lavorano," ha concluso Cappelletti, sottolineando l’importanza di un intervento pubblico più mirato e di un’offerta di formazione adeguata.
In conclusione, il mal di lavoro a Milano non è solo un problema economico, ma un fenomeno sociale che richiede un’attenzione immediata e azioni concrete per garantire una maggiore stabilità e soddisfazione nel mercato del lavoro.