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Trump Cancella la Protezione per i Profughi Haitiani: Verso Deportazioni Forzate
ROMA – Il dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti ha annunciato una decisione controversa: la sospensione del rinnovo della protezione temporanea per i profughi haitiani, il che implica che oltre mezzo milione di haitiani residenti negli Stati Uniti potrebbero ora essere soggetti a deportazione forzata.
Secondo i dati forniti, si stima che nello Stato americano siano attualmente 520.694 haitiani, un numero significativamente in aumento rispetto ai 57.000 registrati nel 2011. Questa scelta segue le promesse fatte da Donald Trump durante la sua campagna elettorale, in cui si era impegnato a invertire la politica di accoglienza instaurata dalla precedente amministrazione Biden.
Trump ha criticato i rinnovi del permesso di soggiorno affermando che tali misure abbiano permesso a oltre un milione di persone di stabilirsi negli Stati Uniti, inclusi individui provenienti da nazioni dove le crisi umanitarie sono formalmente cessate. Tale posizione ha sollevato numerose polemiche e accuse da parte di gruppi per i diritti umani.
Le reazioni a questa decisione non si sono fatte attendere. Numerose organizzazioni per i diritti umani hanno manifestato il proprio dissenso, denunciando la gravità delle deportazioni forzate. Da settimane, attivisti e gruppi locali evidenziano pratiche allarmanti da parte degli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), che effettuano visite serali e notturne nei domicili degli immigrati, portandoli via con la forza.
L’esodo di haitiani, infatti, è alimentato da violenze diffuse e criminalità organizzata nel Paese d’origine. La crisi in Haiti, aggravata da scontri tra bande armate e forze di sicurezza, ha già causato più di 5.600 vittime e ha obbligato decine di migliaia di persone a fuggire dalle loro case. Le aree di Port-au-Prince sotto il controllo dei ribelli si stanno espandendo, collocando la capitale in una situazione di emergenza e paralizzando le attività commerciali.
Tessa Petit, direttrice della Florida Immigrant Coalition e di origini haitiane, ha commentato la situazione: “Rimandare 500mila persone in un paese dove c’è un così alto tasso di mortalità è totalmente disumano. Speriamo che le autorità mettano da parte la politica e pongano l’umanità al primo posto."
Le politiche anti-migratorie attuate da Trump non sono una novità. Durante la sua campagna elettorale, il candidato repubblicano derive da affermazioni non verificate e infondate, in un contesto più ampio di aggressiva retorica contro gli immigrati.
Amnesty International ha recentemente rilasciato un rapporto che accusa l’amministrazione Trump di aver “smantellato il Programma di ammissione delle persone rifugiate”, evidenziando l’abolizione di alcuni diritti costituzionali e le politiche affette da razzismo e suprematismo bianco. Lo studio, intitolato ‘Vite in un limbo’, rivela le gravi violazioni ai diritti d’asilo al confine tra Stati Uniti e Messico, sottolineando i danni causati dai decreti esecutivi di Trump e dall’aumento della militarizzazione delle frontiere.
In questo contesto complesso e delicato, la decisione di sospendere la protezione per i profughi haitiani sembra allinearsi con una strategia più ampia e problematica riguardante l’immigrazione, sollevando preoccupazioni serie su come gli Stati Uniti trattano i rifugiati e le implicazioni umanitarie di tali politiche.