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Tragedia sul Gran Sasso: famiglie dei due alpinisti vogliono risposte
RIMINI – La triste vicenda di Luca Perazzini e Cristian Gualdi, due alpinisti romagnoli ritrovati privi di vita sul Gran Sasso dopo cinque giorni di ricerche, ha sollevato interrogativi e inquietudini nelle famiglie, che chiedono una risposta alle circostanze che hanno portato a questa tragedia. I due amici di Santarcangelo di Romagna, rispettivamente di 42 e 48 anni, erano scomparsi il 22 dicembre durante un’escursione; per i familiari, il colpevole silenzio delle autorità è insopportabile.
Un esposto in Procura per chiarire i fatti
Marco Perazzini, il fratello di Luca, insieme ai suoi avvocati, ha formalizzato un esposto presso la Procura di Teramo. L’intento non è di accusare la macchina dei soccorsi, anzi, auspica anzi un riconoscimento per il difficile lavoro svolto dagli operatori del soccorso. "Vogliamo capire se esistessero condizioni che avrebbero potuto prevenire questa tragedia", dichiarano i legali, sottolineando il desiderio di evitare che incidenti simili possano ripetersi in futuro.
La sicurezza in alto mare: un aumento degli incidenti
Nel 2024, sono stati ben 12 gli escursionisti che hanno trovato la morte sulle montagne abruzzesi, un numero che rappresenta il doppio rispetto all’anno precedente. Questi dati gettano un’ombra inquietante sulla sicurezza. Inoltre, le famiglie chiedono chiarimenti sulla possibile necessitĂ di un’ordinanza urgente da parte delle autoritĂ locali, specialmente considerando l’allerta meteo diramata dalla Protezione Civile. Le domande si concentrano su se e come l’accesso in quota abbia potuto avvenire salvo le condizioni pericolose.
Accuse mirate e domande aperte
In particolare, l’esposto si sofferma su diversi punti: le condizioni di sicurezza dei sentieri, l’adeguatezza della segnaletica e la chiusura di un rifugio nelle vicinanze del luogo della tragedia. Inoltre, si chiede se le operazioni di soccorso siano state avviate con la tempestivitĂ necessaria rispetto all’inasprirsi delle condizioni meteorologiche.
Il drammatico giorno della scomparsa
La giornata fatidica del 22 dicembre era iniziata sotto un cielo sereno per Luca e Cristian, che avevano pianificato di scoprire il Corno Grande tramite il sentiero della Direttissima. Tuttavia, nel pomeriggio, una violenta bufera di neve colse i due alpinisti. Inevitabilmente, durante la discesa, scivolarono in un canalone, trovandosi in una situazione disperata a 2.700 metri di altitudine. Nonostante avessero lanciato un SOS, le severe condizioni atmosferiche resero impossibile qualsiasi operazione di soccorso, lasciando gli operatori del ghiaccio e altre squadre intrappolate e incapaci di intervenire subito.
Conclusione
Dopo cinque lunghi giorni di attesa e speranza, il 27 dicembre, le squadre di soccorso tornarono finalmente a operare, ma per Luca e Cristian non c’era più nulla da fare. Le famiglie, estremamente provate dal dolore, chiedono ora chiarezza per garantire che la memoria dei loro cari non venga dimenticata e che il loro sacrificio conduca a migliorie nel sistema di sicurezza sulle montagne. La vita di chi ama la montagna merita di essere protetta, e ogni tragedia deve servire da lezione.