Fucilazione negli USA dopo 15 anni | La pena di morte torna a far discutere: è davvero giusto?

Gli Stati Uniti eseguono la prima fucilazione in 15 anni: la Carolina del Sud compie un passo controverso

In una serata che segna un ritorno controverso nel panorama delle esecuzioni capitali, lo Stato della Carolina del Sud ha fucilato il 67enne Brad Sigmon, segnando la prima esecuzione con questo metodo negli Stati Uniti dal 2010. L’uomo, condannato per l’omicidio dei genitori della sua ex fidanzata avvenuto nel 2001, è stato dichiarato morto alle 18:08, colpito da tre proiettili al cuore sparati da un plotone di esecuzione.

Secondo il Dipartimento della correzione statale, Sigmon ha scelto la fucilazione in luogo di altre opzioni come l’iniezione letale o la sedia elettrica, temendo problematiche legate ai farmaci utilizzati per l’iniezione. Tre giornalisti presenti hanno riportato che, poco prima dell’esecuzione, Sigmon ha compiuto alcuni respiri profondi, mostrando segni di vita anche dopo i colpi iniziali, con il petto che si sollevava e abbassava per alcuni istanti.

Questo evento rappresenta non solo il primo caso di fucilazione nella storia della Carolina del Sud, ma anche una riflessione su un metodo di esecuzione ritenuto da molti obsoleto. La crescente difficoltà nell’ottenere i farmaci per l’iniezione letale ha spinto alcuni Stati a rivalutare ed attuare metodi di pena capitale più tradizionali, come il plotone d’esecuzione. Fino a questo momento, infatti, lo Utah era stato l’unico Stato a utilizzare questo metodo in epoca moderna.

In risposta a quanto accaduto, Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, ha sottolineato che "si è trattato della quarta esecuzione col metodo della fucilazione dell’ultimo mezzo secolo e la prima negli ultimi 15 anni." Noury ha inoltre avvertito che la situazione attuale negli Stati Uniti, all’indomani della presidenza Trump, ha normalizzato la brutalità delle esecuzioni, con un implicito richiamo alla politica in materia di pena di morte ripristinata a livello federale dopo la moratoria sottoscritta da Biden.

Con l’amministrazione Trump, la necessità di reintrodurre la pena di morte ha generato un clima di accettazione della brutalità, in un contesto sociale dove la pena capitale continua a essere sostenuta da una considerevole parte dell’opinione pubblica. Nonostante la disapprovazione crescente nei confronti di metodi considerati inumani, la fucilazione potrebbe rivelarsi solo l’inizio di un cambiamento preoccupante nelle politiche di esecuzione negli Stati Uniti.

L’America, quindi, si trova a un bivio: da un lato, una parte della società continua a sostenere la pena di morte, dall’altro, ci sono forti resistenze rispetto a metodi di esecuzione considerati inaccettabili. Il destino di Sigmon riaccende il dibattito sulla pena di morte nel paese, rimettendo in discussione i valori umanitari e l’evoluzione della giustizia penale.