
Il Ruanda rompe le relazioni con il Belgio: accuse e crisi umanitaria in aumento
ROMA – In un drammatico giro di eventi, il governo del Ruanda ha ufficialmente annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con il Belgio, l’ex potenza coloniale. Kigali accusa Bruxelles di aver "preso le parti della Repubblica democratica del Congo" in un conflitto crescente nelle province orientali del Kivu. La Repubblica Democratica del Congo (RDC) lamenta infatti il supporto militare ruandese al Movimento 23 Marzo (M23), un gruppo armato che sta lottando per il controllo della regione. Le Nazioni Unite confermano la presenza di oltre 4.000 soldati ruandesi sul suolo congolese, aggravando ulteriormente la situazione.
La decisione di Kigali arriva in un momento delicato, a poche ore dall’apertura di un tavolo negoziale a Luanda tra i ribelli dell’M23 e il governo congolese, facilitato dall’Angola. Tuttavia, non è ancora chiaro se il governo congoleese parteciperà ai colloqui. Il ministro degli Esteri belga, Maxime Prévot, ha definito "sproporzionata" la mossa del Ruanda, evidenziando come questa scelta dimostri una preferenza di Kigali per il rifiuto del dialogo.
Sul fronte umanitario, la situazione è drammatica. Oltre 850.000 profughi sono stati registrati nella sola provincia del Sud Kivu, di cui circa la metà sono bambini. L’Unicef ha lanciato un allerta, evidenziando che migliaia di famiglie sono costrette a fuggire da casa, spesso senza modalità di pianificazione, e si trovano ora a vivere in condizioni precarie. Molti di loro cercano rifugio in scuole, chiese o all’aperto, senza accesso a servizi fondamentali.
In questo contesto di crisi, le violenze contro i minori sono in aumento vertiginoso, con un incremento del 150% dei casi di abusi e sfruttamento rispetto a dicembre 2024. Jean François Basse, rappresentante ad interim dell’Unicef nella RDC, ha dichiarato: “Stiamo affrontando una crisi di protezione senza precedenti. I bambini sono presi di mira e le loro condizioni di vita sono disastrose.” Il dramma di bambini non accompagnati in cerca di cure e rifugio sottolinea la gravità della situazione.
Le operazioni umanitarie sono gravemente compromesse a causa dei combattimenti, con la chiusura dell’aeroporto di Kavumu, chiave per la fornitura di aiuti, e la sospensione dei servizi bancari. Inoltre, il settore sanitario è al collasso, con strutture sanitarie sovraffollate e inadeguate, mentre si registrano focolai di colera, morbillo e altre malattie.
Da gennaio 2025, sono stati segnalati 377 casi di colera, con un picco di infezioni che ha colpito in particolare i rifugi di sfollati. La chiusura di oltre 1.000 scuole nella provincia ha interrotto l’istruzione di oltre 300.000 studenti, portando alla necessità urgente di soluzioni alternative per affrontare sia le esigenze educative che quelle umanitarie.
La situazione in Ruanda e nella Repubblica Democratica del Congo continua a deteriorarsi, lasciando una vasta popolazione vulnerabile in balia di conflitti e crisi umanitarie. La comunità internazionale guarda con crescente preoccupazione, mentre si attendono sviluppi sui negoziati di pace.