
Cinque anni fa il giorno ‘peggiore’ del Covid: il ricordo di 475 vite spezzate
Un’appello alla memoria, mentre l’Italia si ferma a riflettere sulle cicatrici lasciate dalla pandemia
Roma, 18 marzo 2025 – Oggi si commemorano cinquecento anni dal giorno più drammatico della pandemia di Covid-19 in Italia. Il 18 marzo 2020, il nostro Paese registrò un tragico picco di 475 decessi, il numero più elevato mai registrato in una sola giornata dall’inizio dell’emergenza sanitaria. Quelle cifre, già di per sé angoscianti, richiamano alla mente l’immagine straziante dei camion militari che percorrevano le strade di Bergamo, destinazione i cimiteri dell’Italia, dove decine di bare aspettavano di essere sepolte. Un momento indelebile nella storia della nostra nazione, che ha segnato profondamente le vite di chi ha vissuto quella drammatica epoca.
La situazione a Bergamo era particolarmente allarmante: gli obitori si erano rivelati insufficienti a contenere il crescente numero di vittime. Nella notte tra il 18 e il 19 marzo, otto camion militari, divisi in tre carovane, risposero a questo tragico appello, trasportando 73 bare verso varie città: Bologna, Modena e Varese. Le immagini di quel momento fecero il giro del mondo, elevando la città lombarda a simbolo della catastrofe sanitaria che stava vivendo l’Italia.
La Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus è stata istituita a partire dal 2021 proprio in ricordo di quei tragici eventi. Con il passare del tempo e l’approssimarsi di questo quinto anniversario, è cruciale che la società non perda di vista il peso di queste atrocità collettive.
In occasione di questa commemorazione, Matteo Bassetti, noto infettivologo e direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, è tornato a riflettere su quanto accaduto. “I morti sono diventati un tabù”, scrive Bassetti in un post sui social. E aggiunge che, oggi, sembra più semplice dimenticare quegli angosciali rapporti quotidiani resi pubblici dall’Istituto superiore di sanità. Secondo lui, “la pandemia da Covid-19 ha lasciato cicatrici profonde”, sottolineando come molti abbiano voluto ignorare il dolore e il sacrificio di chi è morto per la malattia, sia tra la popolazione generale sia tra gli operatori sanitari.
Bassetti conclude il suo messaggio ricordando che questa giornata non deve solo servire a commemorare, ma anche a riflettere su ciò che è stato fatto e su cosa resta ancora da migliorare. La speranza è che il pensiero vada a coloro che abbiamo perso, ai familiari e amici che portano con sé il peso di quel lutto e alle lezioni che questa crisi ci ha insegnato.
Oggi, mentre ci prendiamo un momento di silenzio e di riflessione, non possiamo dimenticare le vite spezzate, le storie interrotte e le comunità distrutte. È un giorno per ricordare, ma anche per impegnarsi a costruire un futuro migliore, affinché simili tragedie non accadano mai più.