
Protesta a Gerusalemme: migliaia in corteo contro Netanyahu
ROMA – Una massiccia mobilitazione si è svolta a Gerusalemme, dove migliaia di manifestanti hanno bloccato l’ingresso principale della città per protestare contro il governo del primo ministro Benyamin Netanyahu. Le immagini della manifestazione, che ha visto i partecipanti marciare verso la residenza ufficiale del premier, sono state ampiamente diffuse dai media israeliani.
Al centro dell’indignazione popolare c’è la controversa decisione di Netanyahu di rimuovere Ronen Bar, il capo dei servizi segreti Shin Bet. Questa decisione è stata accompagnata dalla ripresa dei bombardamenti nella Striscia di Gaza, creando un clima di crescente tensione tra la popolazione. I manifestanti, dunque, non solo contestano la leadership di Netanyahu, ma esprimono anche un profondo disappunto per le politiche del governo riguardo alla sicurezza e alla pace nella regione.
Incoraggiato da questa mobilitazione, il dirigente dell’opposizione, Yair Lapid, ha descritto il governo come "illegittimo" e ha esortato i cittadini a unirsi in una voce comune per dire "basta". Lapid, leader del partito Yesh Atid (che significa "c’è un futuro"), ha fatto appello all’unità nazionale come unica soluzione per affrontare la crisi politica e sociale del paese.
La protesta ha evidenziato un crescente malcontento tra la popolazione israeliana, non solo verso le decisioni politiche del governo, ma anche per la gestione del conflitto con Gaza. Il richiamo all’unità di Lapid risuona fortemente in un periodo segnato da divisioni e conflitti interni.
I manifestanti hanno espresso non solo il loro dissenso verso Netanyahu, ma anche un desiderio di pace e di cambiamento radicale nella leadership del paese, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi di questa situazione sempre più tesa.
La mobilitazione di oggi a Gerusalemme rappresenta un chiaro segnale di come le politiche interne israeliane stiano influenzando profondamente il malessere collettivo e le aspettative della popolazione, in attesa di un reale cambiamento.