
Piove sempre sul bagnato: troppo al nord, troppo poco al sud
ROMA – Il 2024 si appresta a diventare un anno memorabile in termini di precipitazioni, come confermato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) attraverso il suo modello Bigbang di bilancio idrologico. I dati riportano un volume totale annuo di precipitazioni stimato in circa 319 miliardi di metri cubi, corrispondenti a 1.056 mm di pioggia. Questa cifra è superiore di oltre il 10% rispetto alla media annuale degli ultimi trent’anni, che si attesta su circa 285 miliardi di metri cubi (951 mm).
Febbraio si è rivelato il mese più piovoso, con un’anomalia positiva del 72% rispetto al valore medio del trentennio 1991-2020. Tuttavia, non tutte le regioni hanno beneficiato di queste abbondanti precipitazioni. In un’analisi regionale, il Nord Italia ha visto un incremento significativo delle piogge, talvolta sfociando in alluvioni, come accaduto in Lombardia a maggio e in Emilia-Romagna nei mesi di settembre e ottobre.
L’Italia divisa in due: il Nord prospera mentre il Sud soffre
Purtroppo, la situazione al Sud Italia e nelle isole è ben diversa. Qui, i deficit di precipitazione hanno portato a problemi di siccità, acuiti da condizioni meteorologiche avverse. La Sicilia, in particolare, è stata dichiarata in stato di emergenza a maggio, avendo registrato un deficit di precipitazioni del 25% rispetto alla media storica, con appena 500 mm di pioggia nel 2024. Anche altre regioni meridionali, come Puglia, Molise e Basilicata, hanno subito un calo significativo delle precipitazioni, con deficit che oscillano tra il 20% e il 23%.
In sintesi, la riduzione idrica nel Meridione e nelle isole è stata drammatica: -49% nel distretto idrografico della Sicilia, -55% in Sardegna e -39% nel distretto dell’Appennino Meridionale. Al contrario, nel Nord Italia, province come Piemonte, Veneto e Liguria hanno visto un surplus di precipitazione superiore al 40%, aggravando ulteriormente il divario tra le regioni.
Analisi della disponibilità idrica in Italia e in Europa
Nonostante l’aumento delle precipitazioni al Nord, il trend nazionale rimane preoccupante: dal 1951 a oggi, la disponibilità annua di risorsa idrica continua a decrescere. Nel 2024, la disponibilità complessiva è stata stimata in 158 miliardi di metri cubi, rispetto a un valore medio annuo di 138 miliardi (+14%), attribuibile quasi esclusivamente alle elevate piogge settentrionali.
Un confronto con la situazione a livello europeo evidenzia che le risorse idriche del continente sono ancora sottoposte a pressioni significative. Secondo un’analisi Ispra, il 77% dei corpi idrici in Europa si trova in stato chimico buono, ma la situazione è meno rosea in Italia, dove tali percentuali si fermano al 70% per la chimica e al 79% per lo stato quantitativo delle acque sotterranee.
Un futuro sostenibile per la risorsa idrica
Per affrontare queste sfide, è fondamentale non solo completare l’applicazione della Direttiva Quadro sulle acque dell’UE ma anche aumentare la resilienza dei sistemi idrici, come stabilito dalla Strategia europea "EU Water Resilience". È imperativo promuovere un utilizzo sostenibile e responsabile della risorsa idrica, consapevoli del fatto che il cambiamento climatico continua a mettere alla prova le nostre risorse naturali.
In conclusione, mentre il Nord Italia vive una stagione di abbondanza, il Sud e le isole si trovano a dover affrontare emergenze idriche critiche. Un divario che, se non affrontato, potrebbe portare a conseguenze devastanti per il futuro del nostro Paese.