
AI in ascesa: opportunità, sfide e responsabilità nel lavoro e nella formazione
ROMA – Il dibattito sull’adozione dell’intelligenza artificiale (AI) sta crescendo in intensità, con molti esperti che sottolineano come questa tecnologia non solo cambi il modo in cui lavoriamo, ma ridefinisca il mercato del lavoro globale. Ubaldo Livolsi, professore di Corporate Finance e fondatore di Livolsi & Partners S.p.A., ha recentemente condiviso le sue riflessioni in un comunicato stampa. “Il progresso tecnologico ha da sempre l’obiettivo di semplificare i processi e incrementare l’efficienza”, ha affermato Livolsi, evidenziando il potenziale dell’AI nell’automazione di compiti ripetitivi, liberando risorse umane per attività a maggiore valore aggiunto.
Secondo un rapporto del World Economic Forum, si prevede che entro il 2030 l’automazione e l’AI genereranno circa 170 milioni di nuovi posti di lavoro a livello globale, compensando e superando i 92 milioni di posti eliminati. Un cambiamento significativo, che richiede un ripensamento delle strategie formative e occupazionali.
Italia: un passo indietro nella formazione ICT
Tuttavia, Livolsi ha messo in guardia riguardo alla situazione italiana, dove il paese è considerato ancora in ritardo nel numero di laureati in discipline ICT, posizionandosi in fondo alla graduatoria europea. “La formazione di lavoratori con elevate competenze tecnologiche non può essere affidata esclusivamente alle scuole e alle università,” ha affermato. “Le imprese hanno una responsabilità etica nel reinvestire parte dei loro profitti nella formazione e nella riqualificazione dei dipendenti”, così da evitare che la trasformazione digitale crei ulteriori disuguaglianze.
Tre ambiti di crescita: sanità, energia e giustizia
Livolsi ha anche delineato tre ambiti in cui l’AI rappresenta non solo una sfida, ma anche un’opportunità concreta di crescita economica e sviluppo: sanità, energia e giustizia. Nel settore sanitario, l’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci e potrebbe ridurre i tempi di analisi nella diagnostica del 30%. Con circa 50 candidati in fase di sperimentazione, il settore farmaceutico potrebbe vedere arrivi significativi sul mercato entro il 2030.
In ambito energetico, l’AI potrebbe contribuire a ridurre le emissioni di CO2 fino al 10% entro il 2030, ottimizzando le reti, sebbene il suo consumo elettrico sia in crescita. Tuttavia, Livolsi avverte che, se impiegata responsabilmente, l’AI può divenire uno strumento essenziale nella lotta contro il cambiamento climatico, contribuendo a ridurre le disuguaglianze sociali.
Anche nel settore giudiziario, l’AI promette di semplificare il lavoro giuridico. Il disegno di legge numero 1146, presentato nel maggio 2024, promuove l’utilizzo di sistemi automatizzati per gestire in modo più efficace le banche dati legali. “A luglio 2024 è stato istituito un Osservatorio permanente,” ha concluso Livolsi, “con l’obiettivo di migliorare la gestione del sistema giudiziario, così fortemente deficitario”.
In conclusione, l’intelligenza artificiale rappresenta un cambiamento epocale, ricco di opportunità ma anche di sfide. È fondamentale che le istituzioni e le imprese lavorino insieme per garantire che questa transizione tecnologica porti benefici a tutti, favorendo una formazione adeguata e il reinvestimento responsabile delle risorse.