
Caro prezzi, è sciopero della spesa in Svezia: partito il boicottaggio dei supermercati
ROMA – Un crescente malcontento sta attraversando la Svezia, dove migliaia di consumatori hanno avviato un’inusuale forma di protesta contro l’impennata dei prezzi al supermercato. A partire dal 24 marzo, i cittadini svedesi hanno lanciato il “Bojkotta vecka 12” (Boicottaggio della settimana 12), un’iniziativa che prevede il non acquisto di beni nei grandi marchi di distribuzione per sette giorni. Questa azione di protesta si sta facendo rapidamente strada tra le piattaforme social, creando un’onda di sostegno tra chi lamenta un aumento insostenibile dei costi della vita.
Il malcontento è palpabile, come dimostra la testimonianza di Marcel Demir, uno studente che ha dichiarato: “Di solito compro patatine e cioccolato e i loro prezzi sono aumentati molto. Il cioccolato di recente e le patatine nell’ultimo anno.” Un chiaro segno di come l’aumento dei prezzi stia colpendo le tasche degli svedesi.
L’incremento dei prezzi alimentari ha raggiunto cifre allarmanti, con il costo annuale per mantenere una famiglia che è salito a oltre 30.000 corone (più di 2.700 euro) dal gennaio 2022. Le previsioni non lasciano spazio all’ottimismo: si stima che un pacchetto di caffè possa presto costare oltre 100 corone (circa 9,13 euro), con un aumento di oltre il 25% rispetto all’anno scorso. I prodotti più colpiti includono cioccolato, burro, olio e formaggi, i cui costi sono aumentati in modo esponenziale nell’ultimo anno.
I manifestanti denunciano una situazione insostenibile, attribuendo l’aumento dei prezzi a un “oligopolio” che caratterizza le catene di supermercati. Le aziende, secondo i consumatori, prioritizzano i profitti a scapito della concorrenza, mentre le imprese stesse si giustificano addebitando il problema a fattori globali come conflitti, geopolitica e crisi climatica. A gran voce, i cittadini richiedono un intervento governativo per affrontare questa questione e regolare il mercato.
Ma la Svezia non è l’unico paese a lottare contro l’aumento dei prezzi. Nelle ultime settimane, simili forme di boicottaggio si sono verificate in altre nazioni europee, come la Bulgaria, dove il fatturato dei supermercati ha subito un calo significativo del 30%. Anche in Croazia, Bosnia, Montenegro e Serbia ci sono state manifestazioni simili.
La portata dell’impatto di queste azioni di protesta rimane da definire, ma la crescente mobilitazione dei consumatori potrebbe segnare l’inizio di un cambiamento nel panorama della grande distribuzione in Europa. A fronte di un clima che sembra destinato a peggiorare, è evidente che le voci dei cittadini si stanno facendo sempre più forti.