
Calenda critica Conte: “È un qualunquista di destra, dovrebbe stare con Salvini”
ROMA – Le dichiarazioni di Carlo Calenda sull’attuale situazione politica italiana fanno già discutere. Durante l’intervento conclusivo dell’assemblea nazionale di Azione, l’ex ministro ha aspramente criticato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, definendolo un “populista di destra” che ha fatto “una speculazione indegna” sulla questione delle armi.
Calenda ha ricordato il ruolo di Conte come ex premier, sottolineando come, in quell’occasione, avesse approvato l’aumento delle spese militari al 2%. “Se hai annusato la paura giusta degli italiani e la vai a utilizzare come hai usato l’abolizione della povertà, non c’è una diversità politica, c’è una diversità etica rispetto a noi”, ha dichiarato con fermezza, puntando il dito contro le incoerenze politiche dell’ex presidente del Consiglio.
Il leader di Azione ha inoltre insinuato che "Conte è figlio della tradizione dell’uomo qualunque" e che, dato il suo approccio populista, “dovrebbe stare dove è nato: con Matteo Salvini, perché sono la stessa cosa”. Questa affermazione si inserisce in un contesto più ampio, in cui Calenda ha osservato che, al giorno d’oggi, la distinzione tra destra e sinistra è sempre più labile, schiacciata dai “populisti equivalenti” che non mantengono posizioni chiare. “Hanno disastrato le finanze pubbliche e lavorano in termini di opportunismo senza una collocazione valoriale”, ha aggiunto, riferendosi a Conte e Salvini.
In un momento di forte polemica, Calenda ha proposto Paolo Gentiloni come possibile presidente del consiglio, affermando che sarebbe pronto a nominarlo “domani mattina”. Concludendo la sua dissertazione, ha espresso gratitudine all’attuale premier Giorgia Meloni per la sua presenza all’assemblea, definendola un “atto di coraggio”.
“Non era una platea facile”, ha commentato, suggerendo le sfide che il partito deve affrontare mentre continua a lottare per le sue idee in un clima politico complesso. “Noi diciamo le cose che pensiamo e che sono giuste”, ha chiuso, lasciando intendere la determinazione di continuare a parlare in modo chiaro e diretto, nonostante le difficoltà.
Le parole di Calenda riaccendono il dibattito sulla crisi dei partiti in Italia e sulla necessità di una rinnovata riflessione ideologica, in un panorama dove spesso l’opportunismo sembra prevalere sui valori fondamentali.