Elena Cecchettin svela la verità sul racconto dei femminicidi | I media ignorano le linee guida fondamentali!

La rabbia di Elena Cecchettin: “Le narrazioni dei femminicidi continuano a essere sbagliate”

BOLOGNA – “Vedo ancora troppe poche narrazioni accettabili riguardo ai femminicidi. Fa arrabbiare che le cose non vengano raccontate come si dovrebbe.” Queste parole, cariche di indignazione e dolore, appartengono a Elena Cecchettin, sorella di Chiara, vittima di femminicidio nel novembre 2023. A pochi giorni da nuovi tragici episodi di violenza contro le donne, Elena si sfoga sui social per denunciare le carenze nel modo in cui la stampa affronta queste sfortunate vicende.

Negli ultimi giorni, due nuovi femminicidi hanno scosso l’Italia: l’accoltellamento di Sara Campanella a Messina da parte di un uomo che la molestava da due anni e l’omicidio di Ilaria Sula, uccisa dall’ex fidanzato e abbandonata in un dirupo in provincia di Roma. “Se volete scrivere un articolo scritto bene, potete farlo. Ci sono i mezzi per capire come scrivere di femminicidi senza mancare di rispetto a nessuno,” afferma Elena, sottolineando l’importanza di migliori pratiche giornalistiche.

LO SFOGO DI ELENA CECCHETTIN

Elena, costretta a rivivere il dramma legato alla perdita della sorella a causa delle recenti notizie di femminicidi, esprime la sua frustrazione nei confronti dei giornalisti, che la contattano incessantemente per ottenere commenti su queste nuove tragedie. “Questi femminicidi continuano ad avvenire e a sconvolgere le famiglie delle vittime, ma anche la coscienza di molte persone,” afferma, esigendo una maggiore responsabilità da parte dei media.

La questione dell’educazione al rispetto della vita umana, in particolare per i ragazzi, emerge come una priorità da affrontare. Nonostante il dibattito sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, “ancora di concreto non si è mosso nulla,” lamenta Elena, creando una serrata connessione tra l’incapacità di fermare questa deriva e la necessità di un cambiamento culturale.

LE PAROLE SBAGLIATE

Elena critica duramente anche il linguaggio utilizzato dalla stampa per descrivere le dinamiche del femminicidio. “Non si può parlare di ‘tragedia’ per un uomo che accoltella una donna che non ci sta. E men che meno si può dire che un ex fidanzato che toglie la vita alla ragazza che lo ha lasciato abbia agito spinto da motivi ‘passionali’,” dichiara, evidenziando il rischio di letture riduttive e giustificative.

Secondo Elena, è fondamentale che la narrazione sia affrontata con serietà e sensibilità. “Non dobbiamo per forza essere noi, famiglie di vittime precedenti, a raccontare e ad analizzare la questione.” Invita i giornalisti a prendersi la responsabilità di informarsi e capire come trattare le notizie relative ai femminicidi in modo rispettoso.

In chiusura, “Mi sento di esprimere la più grande vicinanza alle famiglie e amici di Ilaria Sula e Sara Campanella,” conclude Elena, portando la sua voce oltre il personale, ad abbracciare anche il dolore di tutte le altre vittime di violenza.

La richiesta di una riflessione più profonda e di un cambiamento nel modo di raccontare questa drammatica realtà è chiara. Ogni storia merita di essere narrata con rispetto e responsabilità, per spezzare il ciclo di indifferenza e violenza.