
In Siria Israele bombarda ancora: le vittime sono almeno undici
ROMA – Israel ha lanciato un secondo attacco in meno di 24 ore in Siria, causando la morte di almeno undici persone. La notizia è stata riportata dalla testata Al-Araby Al-Jadeed e segna un’escalation preoccupante nel già fragile contesto siriano.
Dopo i raid della notte scorsa su alcune aree di Damasco e Hama, l’esercito israeliano ha intensificato le sue operazioni, spingendosi nel sud-ovest del paese, nel governatorato di Daraa. Le autorità locali hanno comunicato attraverso i loro canali Telegram che “le forze di occupazione sono avanzate per la prima volta in profondità” nel territorio siriano usando mezzi di terra. Successivamente, le forze israeliane hanno bombardato la città di Nawa, infliggendo così un ulteriore strazio alla già martoriata popolazione civile.
Il governo provinciale ha rivelato che “l’esercito di occupazione israeliano sta invadendo con diversi veicoli militari la foresta della diga di Al-Jabaliya”. Questo attacco è avvenuto in concomitanza con il sorvolo della zona da parte di aerei da ricognizione, suggerendo un’operazione pianificata e altamente strategica.
Dalla parte siriana, la reazione è stata rapida e veemente. Il ministero degli Affari esteri siriano ha definito gli attacchi come “una palese violazione del diritto internazionale e della sovranità della Siria” e ha invocato l’intervento della comunità internazionale affinché eserciti pressioni su Israele per rispettare le normative internazionali e l’Accordo di disimpegno del 1974, un patto che aveva stabilito un cessate il fuoco tra i due paesi. A seguito della caduta del regime di Bashar Al-Assad, il governo di Tel Aviv ha dichiarato che tale accordo è “sospeso” fino a quando la situazione in Siria non sarà stabilizzata.
Israele ha motivato i suoi attacchi come necessari per colpire obiettivi riconducibili a gruppi terroristici. Tuttavia, fonti dall’agenzia Reuters suggeriscono che Israele possa avere come obiettivo principale quello di indebolire il nuovo governo di transizione siriano, temendo che il paese possa trasformarsi in un “protettorato turco”, per via dei legami tra Ankara e il gruppo islamista Hayat Tahrir Al-Sham al comando.
Le ricadute di queste azioni non sono solo umanitarie, ma pongono anche interrogativi sulla stabilità geopolitica della regione, sempre più instabile a causa delle tensioni storiche tra Israele e Siria. Con una situazione già critica, questo nuovo capitolo nel conflitto aumenta le angosce di una popolazione civile già esausta, bloccata in un ciclo di violenza e incertezze.
Le autorità internazionali saranno ora chiamate a rispondere a questa escalation e a considerare le implicazioni di tali attacchi nella complessità del scenario siriano e oltre.