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Terra dei Fuochi: La testimonianza di una madre coraggiosa
“Miriam ha ancora i segni del tumore. Ma ora nessuno mi chiami più pazza”
ROMA – In un’intervista toccante, Antonietta Moccia, una madre di 61 anni di Acerra, racconta la sua drammatica esperienza nella battaglia contro il tumore della figlia, Miriam, diagnosticato all’età di soli 5 anni. Il caso di Miriam, affetta da un raro medulloblastoma metastatico, rappresenta la realtà di tante famiglie che vivono nella difficile situazione ambientale della Terra dei Fuochi.
La sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani, che ha condannato l’Italia per il grave rischio ambientale e sanitario nella regione, ha dato nuovo vigore alla lotta di Antonietta e delle altre mamme. "Finalmente oggi, dopo questa sentenza, nessuno può più chiamarmi ‘pazza’," afferma con determinazione la signora Moccia.
Una battaglia lunga e difficile
Miriam ha affrontato una serie di trattamenti invasivi: sei cicli di chemioterapia, due autotrapianti, e oltre sessanta sedute di radioterapia. Nonostante le sfide, "il mostro è stato vinto, ma ha lasciato la sua firma sul suo corpo," racconta Antonietta, evidenziando i vari problemi di salute che la figlia continua a fronteggiare. Danni all’udito, problemi all’apparato genitale e difficoltà di crescita sono solo alcune delle conseguenze che Miriam deve gestire quotidianamente.
"In questa terra non si vive," afferma la madre, racchiudendo l’ansia e la paura caratteristiche di chi vive costantemente in un territorio compromesso. Ogni malessere, anche il più innocuo, scatena angoscia e preoccupazione tra le famiglie della zona.
Un appello per il futuro
Quando le viene chiesto se abbia mai pensato di lasciare Acerra, Antonietta esprime il desiderio di un cambiamento, ma chiarisce che le condizioni attuali non permettono tale opportunità. "Mia figlia ha paura che i suoi figli possano passare quello che ha vissuto lei," racconta, evidenziando il profondo senso di sfiducia verso le istituzioni. Le famiglie, dopo anni di silenzio, si sono unite in reti di solidarietà, fondando associazioni come "Le mamme di Miriam," in onore della giovane.
Da questa sentenza, Antonietta non si aspetta una vittoria, ma riconosce che "per lo meno, la Corte ha convalidato le nostre paure e le nostre lotte." La richiesta principale è chiara: "Il nostro territorio deve essere bonificato," afferma con determinazione.
Le istituzioni devono agire
L’avvocata Valentina Centonze, che ha assistito Antonietta e altre famiglie nella causa contro lo Stato italiano, sostiene che "la sentenza ha evidenziato un problema strutturale nell’approccio italiano all’inquinamento ambientale." Il riconoscimento della giustizia è un primo passo, ma ora è cruciale che le misure vengano attuate senza indugi.
"Servono azioni concrete, non solo tavoli di discussione," continua Centonze, sottolineando l’urgenza di affrontare un problema che ha già causato troppe sofferenze nella comunità. Il tempo stringe: il Governo italiano ha due anni per stabilire strategie efficaci e dare risposta alle migliaia di cittadini in pericolo.
Una lotta che continua
La speranza di Antonietta e delle altre mamme è che la loro esperienza non venga dimenticata. "I nostri figli sono la forza che ci spinge a combattere," conclude con determinazione, pronta a continuare la sua battaglia, sperando che la luce della giustizia possa, finalmente, illuminare il futuro della Terra dei Fuochi.