Assolta la regista iraniana Maysoon Majidi | Ma cosa significa davvero per il futuro dei diritti umani in Italia?

Assolta la regista iraniana Maysoon Majidi: in arresto da oltre un anno in Italia

ROMA – Si è chiusa oggi una vicenda giudiziaria che ha tenuto in sospeso l’opinione pubblica per oltre un anno: Maysoon Majidi, la regista curdo-iraniana accusata di traffico di esseri umani, è stata dichiarata estranea ai fatti imputati al tribunale di Crotone. La sua storia ha rivelato le profonde contraddizioni del sistema di accoglienza italiano e le gravi violazioni dei diritti umani che purtroppo non sembrano arrestarsi.

Fuga dal regime iraniano

Majidi, 28 anni, si era originariamente rifugiata in Italia nel dicembre del 2023, dopo essere fuggita dall’Iran e dal Kurdistan iracheno. La sua decisione di lasciare il Paese natale era scaturita dalla partecipazione al movimento di protesta “Donna, vita, libertà”, che ha preso piede dopo la drammatica morte di Mahsa Jina Amini nel settembre 2022. Il suo attivismo, anche attraverso l’arte, l’aveva esposta a gravi rischi, costringendola a cercare rifugio in un luogo piĂą sicuro.

Arresto ingiustificato e condizioni inumane

Purtroppo, una volta approdata in Italia e pronta a richiedere asilo politico, Majidi ha incontrato una realtĂ  inaspettata: è stata arrestata il 31 dicembre del 2023 insieme alla compagna di viaggio, Marjan Jamali, con l’accusa di essere le scafiste del barcone su cui erano arrivate. I due hanno denunciato comportamenti molestatori da parte di alcuni uomini a bordo, ma il sistema ha finito per colpevolizzarle. Mentre Jamali ha ottenuto gli arresti domiciliari, Majidi è rimasta in carcere per un lungo periodo, vittima di una rete di malintesi e discriminazioni.

Le difficoltĂ  legali sono state amplificate dall’inefficienza dell’assistenza giuridica a cui ha avuto accesso: il mediatore linguistico non parlava farsi, la lingua ufficiale dell’Iran. In seguito, il suo avvocato, Giancarlo Liberati, ha denunciato una grave perdita di peso, arrivando a pesare meno di 40 chili, segno del profondo impatto che la detenzione ha avuto sulla sua salute fisica e mentale.

Il commento di Amnesty International

Oggi, con l’assoluzione di Majidi, si pone fine a un incubo durato oltre un anno, come ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International. Noury ha sottolineato la triste ironia della situazione: “Un’attivista che chiedeva protezione si è ritrovata in carcere senza giustificazione”. Tuttavia, resta aperto il dibattito su leggi e procedure che continuano a confondere la figura dello scafista con quella del trafficante, un’associazione pericolosa che spesso non distingue tra chi cerca di salvare vite umane e chi sfrutta la vulnerabilità altrui.

La vicenda di Maysoon Majidi non è solo una questione individuale, ma un campanello d’allarme per il sistema di immigrazione in Italia e per le politiche europee piĂą ampie, che dovrebbero garantire protezione ai vulnerabili piuttosto che imprigionarli. La speranza è che la sua storia possa ispirare cambiamenti reali e necessari.