Il 10% degli occupati rischia la povertà lavorativa | Ma chi sta realmente pagando il prezzo?

Il 10% degli occupati a rischio di “povertà lavorativa”: una situazione allarmante secondo l’Istat

ROMA – Secondo l’ultima relazione dell’Istat, nel 2024, il 10,3% degli occupati tra i 18 e i 64 anni è a rischio di povertà lavorativa, un dato che mostra un lieve aumento rispetto al 9,9% del 2023. Questa categoria comprende gli individui che, pur essendo occupati, vivono in famiglie a rischio di povertà e hanno lavorato per più della metà dell’anno. È importante notare che questa definizione è piuttosto restrittiva, escludendo coloro che hanno una presenza discontinua nel mercato del lavoro, una situazione che tende a nascondere il reale numero di persone vulnerabili.

Il report rivela anche che le donne risultano meno vulnerabili agli indicatori di povertà lavorativa rispetto agli uomini, con un rischio rispettivamente del 8,3% e dell’11,8%. Tuttavia, questa apparente minore esposizione è ingannevole, poiché molte donne sono considerate "seconde percettrici" nel nucleo familiare e possono avere lavori caratterizzati da basse retribuzioni, che non necessariamente si traducono in un rischio di povertà familiare.

Il divario reddituale tra le famiglie è un tema preoccupante. Nel 2023, le famiglie più abbienti percepivano un reddito che era 5,5 volte superiore a quello delle famiglie più povere, in aumento rispetto al 5,3 del 2022. Questi dati evidenziano una crescente disuguaglianza economica nel Paese, un problema che sembra aggravarsi di anno in anno.

In un contesto di crescente incertezza, il 23,1% della popolazione è a rischio di povertà o esclusione sociale. Un dato che ha suscitato un forte dibattito pubblico. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, ha commentato: “Una vergogna! Dati da Terzo Mondo! Avere quasi un quarto della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale non è degno di un Paese civile.” Dona sottolinea che questo incremento rispetto al 22,8% del 2023 attesta un fallimento nelle politiche del Governo Meloni contro la povertà.

Le richieste di riforma sono forti e chiare. Dona avverte che è necessaria una riforma fiscale complessiva che rispetti il principio di progressività previsto dall’articolo 53 della Costituzione italiana. Propone di ridurre gli oneri sulla luce e gas, e di abbattere l’aliquota IVA sui beni di prima necessità, come detersivi e saponi, attualmente tassati al 22%.

In un’epoca in cui la lotta contro la povertà e le disuguaglianze deve essere una priorità per il Paese, si levano forti richieste per politiche più efficaci e inclusive, affinché si possa garantire a tutti i cittadini una vita dignitosa e il diritto a una vita senza povertà.