
La vita dietro le sbarre: il diario di Gianni Alemanno
ROMA – Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, sta vivendo un’esperienza del tutto inedita nella sua vita: la detenzione nel carcere di Rebibbia. Dal 31 dicembre 2024, Alemanno ha condiviso il suo vissuto con il pubblico attraverso un "diario di cella" pubblicato sui social. Nella sua seconda puntata, l’ex politico racconta le sfide quotidiane e le relazioni che si sviluppano tra i detenuti.
Una vita comunitaria tra le sbarre
Alemanno si trova nel Reparto 2B del Braccio G8 di Rebibbia, che descrive come "il braccio più vivibile di tutti i carceri romani". La sua esperienza, tuttavia, è segnata da una violazione degli obblighi imposti dai giudici di sorveglianza, per cui è stato condannato a un anno e dieci mesi da scontare ai servizi sociali. Ora, attraverso i suoi post su Facebook, cerca di far conoscere la vita all’interno del carcere.
"Condizioni inumane"
Nel suo diario, Alemanno non nasconde le problematiche strutturali del carcere: "Le celle sono fatiscenti, ognuna con sei brande a castello, un bagno in comune nella stessa stanza dove si cucina e un lavandino senza acqua calda". Sottolinea che "le condizioni di vita meriterebbero un 10% di sconto di pena" secondo la Corte europea dei diritti dell’uomo, una candida denuncia che anticipa ulteriori discussioni sulla questione.
Creatività e adattamento
Un aspetto interessante che emerge dal racconto di Alemanno è la creatività dei detenuti nel gestire le difficoltà quotidiane. "Ogni pezzo di legno, ogni lattina, ogni elastico, viene utilizzato in modo geniale", afferma, sottolineando che le soluzioni pratiche per migliorare la vivibilità sono spesso il risultato di iniziative individuali e collettive.
Cucina e comunità
Alemanno rivela anche un dettaglio positivo della sua esperienza: la qualità del cibo preparato dai detenuti. "In ciascuna cella, c’è sempre un detenuto che si improvvisa cuoco", afferma, elogiando in particolare le abilità culinarie dei detenuti di origine calabrese. Questo spirito di comunità e collaborazione sembra contribuire a creare un ambiente più sostenibile, nonostante le difficoltà della vita carceraria.
Verso la rieducazione
L’ex sindaco conclude il suo racconto con un auspicio: la rieducazione e il reinserimento sociale dei detenuti. "È un peccato e una vergogna quando le istituzioni non riescono a valorizzare queste potenzialità", sottolinea, facendo eco all’articolo 27 della Costituzione, che promuove la rieducazione dei condannati.
In questo "diario di cella", Alemanno non solo racconta la sua personale esperienza, ma offre anche uno spaccato della vita all’interno del sistema carcerario italiano, sollevando interrogativi importanti sulle condizioni di detenzione e sulla possibilità di rieduzione per i detenuti.